DOSSIER   I.A.S. – Il Depuratore Biologico Consortile di Priolo

 

                                                                                           Siracusa 05/10/05

                                           DOSSIER   I.A.S.

         Il Depuratore Biologico Consortile di Priolo

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  • Premessa generale sulle condizioni del territorio
  • Considerazioni tecniche sulla funzionalità dell’impianto IAS
  • Brevi note personali

 

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  • Premessa generale sulle condizioni del territorio

La gravissima condizione d’inquinamento che l’ecosistema di ben 6 Comuni (Priolo , Melilli , Augusta , Floridia , Solarino , Siracusa) deve subire da parte delle attività di multinazionali insediatesi a partire dagli anni 50’ in poi non è più sostenibile. Tale affermazione non è una personale considerazione, ma fa riferimento ad indagini condotte da eminenti Istituzioni , quali il Ministero della Sanità, che dall’inizio degli anni 80’ istituì un programma di monitoraggio (Indagine Policentrica Italiana Malformazioni Congenite), evidenziando la crescita logaritmica di casi tumorali e malformazioni congenite infantili . L’indagine raccoglie vent’anni di dati riguardanti tali patologie ed è stata avviata dal Pretore di Augusta di allora. Altre istituzioni come l’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanita) e L’ENEA vengono incaricate a seguire studi in quest’area ritenuta “ ad elevato rischio di crisi ambientale”.  Anche in questo caso , seguendo la stessa metodologia si è arrivati agli stessi risultati.  Il periodo analizzato và dall’81’  al 99’ . Il Ministero dell’Ambiente promuove  una commissione d’indagine a fine 2002. Tale commissione presieduta dal Prof. Clini predispone un esame epidemiologico nei confronti della popolazione dell’Area Priolo- Augusta e afferma: “ non siamo più un’area a rischio di crisi ambientale , ma un’area in crisi ambientale” ; per cui si rendono indispensabili interventi legislativi e finanziari che consentono di affrontare con tempestività la drammatica emergenza”.

Arriviamo infine allo scandalo del  “Mercurio nei tombini” , nel Febbraio 2003, con l’inchiesta della Magistratura Siracusana denominata “Mare Rosso” . Tale inchiesta conferma i dati del Ministero dell’Ambiente riguardante la crescita esponenziale delle morti per tumore nell’area citata, ma prosegue alla ricerca di nessi causali e responsabili. I nessi causali e le responsabilità sono obbiettivamente difficili da localizzare se l’inquirente si lascia solo nel deserto di omertà e coperture tipico di questi ambienti. Ma se insieme all’inquirente c’è il tecnico che conosce la materia ed opera all’interno stesso del problema, le trame della matassa possono facilmente essere sciolte. Il mercurio nei tombini non è il caso ma la norma. Un caso è stato il gioco tra correnti e maree che ha portato i reflui della spinta a mare del depuratore IAS (posti ad un miglio nautico dalla punta della penisola Magnisi) , non verso il largo ed il fondo del mare ma verso la rada di Augusta.

La documentazione acquisita in questa premessa è stata in parte tratta dall’atto di significazione redatto dai cittadini residenti nel triangolo industriale e di cui vi forniamo copia.

 

 

  • Considerazioni tecniche sulla funzionalità dell’impianto IAS

                          

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Il Depuratore Biologico Consortile di Priolo, costruito negli anni 80’ (sostanzialmente per deresponsabilizzare le grandi multinazionali dal loro primario compito che doveva essere quello di modernizzare gli impianti per ridurre l’impatto ambientale delle loro scorie di lavorazione), si è dimostrato nel tempo, complice l’ingordigia di schiere di politicanti locali, un catastrofico mix di concentrazione di scorie di lavorazione, estremamente pericolose per la salute pubblica e di mala politica locale. Dagli anni 60’ agli anni 80’ ogni singola azienda operante nel triangolo industriale Augusta-Priolo- Melilli  aveva il proprio depuratore che necessariamente le metteva nei confronti della legge in una condizione di responsabilità da cui non potevano sfuggire. Le indagini dei primi anni 80’ da parte della Procura di Augusta e la diversa sensibilità dell’opinione pubblica nei confronti  dell’ambiente  e del territorio fece aguzzare l’ingegno di questi signori e li portò a realizzare un consorzio: l’ASI (Consorzio di Sviluppo Industriale per la zona sud della Sicilia) che aveva essenzialmente il compito di conglobare i reflui industriali in un unico grande depuratore.

Tale operazione consentiva alle multinazionali operanti sul territorio di continuare l’attività industriale senza responsabilità dirette e di non investire ingenti somme in ristrutturazione dei propri impianti o costruire singoli depuratori la cui manutenzione risultava costosissima. Il Depuratore Biologico Consortile di  Priolo è il più grande d’Europa per quantità e pericolosità dei reflui lavorati. Lavora reflui civili (Priolo , Melilli, Belvedere, parte di Siracusa) ed industriali del comprensorio attiguo. A tale concentrazione di veleni a cui la complessa macchina del depuratore doveva far fronte si doveva rispondere incrementando la professionalità, la ricerca e la manutenzione continua; questo per non compromettere quel delicato processo lavorativo a cui l’impianto stesso è deputato. Processo che si chiama depurazione. E’ facile capire che non producendo bulloni ne cioccolatini, la mancata manutenzione o la mancata professionalità , non determina una perdita di prodotto , ma un inquinamento del territorio. E’ di questo che parleremo nel prossimo paragrafo …. Di mancata manutenzione.

 

 

 

2a)     MANCATA MANUTENZIONE ORDINARIA E STRAORDINARIA

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Operando da circa 18 mesi all’interno dell’impianto con contratto a termine di consulente tecnico – strumentista, ero incaricato alla manutenzione, programmazione e riparazione di tutta la complessa strumentazione esistente, pertanto ho maturato una conoscenza notevole di ogni singola macchina del depuratore. Quello che all’inizio mi ha colpito è stata l’assoluta precarietà della manutenzione di tutta la parte elettro strumentale e meccanica. Inoltre la non programmazione della routine di controllo delle macchine e la scarsa professionalità del personale interno all’impianto.  Notai  , parlando con il personale interno, che all’inizio (anni 80’ – 90’) il processo di lavorazione dei reflui probabilmente fu seguito, forse per giustificare gli acquisti di interi impianti dedicati alla produzione di acqua industriale ottenuta come prodotto di fine lavorazione da rivendere alle industrie locali. In seguito tali impianti seminuovi  sono stati abbandonati come archeologia industriale.

La stessa fine hanno fatto tre grandi impianti di deodorizzazione chiamati Scrubber. Tali impianti, due  posizionati dopo il Canale Venturi in ingresso impianto nel secondo sollevamento e il terzo alla fine lavorazione , poco prima del distaffaggio dei fanghi , avevano lo scopo di separare la parte aeriforme ricca di sostanze volatili, dalla parte liquida e solida a fine lavorazione. Il consorzio ASI promotore dell’acquisto di tali impianti si accorse alla fine del montaggio che questi possono operare solo con reflui civili. In sostanza l’aspirazione e l’abbattimento chimico della parte aeriforme dei reflui in ingresso impianto poteva solo essere effettuata  per idrogeno solforato e mercaptani (reflui civili). Gli aeriformi provenienti dai reflui industriali e cioè gli idrocarburi a media catena di atomi di Carbonio come esani , eptani , ottani e i pericolosi cicloesani (benzene , xilene, toluene ) non potevano essere abbattuti chimicamente poiché quel tipo d’impianto non lo prevede. Ma neanche gli inquinanti della normale fogna possono essere abbattuti poiché non appena i potenti aspiratori degli Scrubber vengono accesi , dato che non abbattono la componente volatile proveniente dall’industria, la concentrano pericolosamente nell’aria di scarico della ventola con il rischio di pericolose concentrazioni di miscele infiammabili con l’aria.

Per cui questi costosissimi impianti sono stati acquistati , sono stati pubblicizzati come funzionanti, colmo dei colmi sono continuamente soggetti a manutenzione …ma non sono funzionanti.

La mancata aspirazione di tutta la componente volatile proveniente da tutta la zona industriale comporta una concentrazione di sostanze volatili cancerogene nell’aria circostante il depuratore. Tale concentrazione è impressionante. Quantificare tale concentrazione dovrebbe sicuramente essere oggetto d’indagine da parte degli organi competenti.

2b) Proseguendo la nostra analisi , parleremo adesso di uno strumento essenziale in un impianto come il depuratore IAS.     

I CAMPIONATORI

I campionatori assolvono il compito di prelevare nella quantità e nei tempi programmati campioni di refluo che circola in punti ben definiti dell’impianto. I campioni vengono giornalmente prelevati dagli operatori IAS e vengono portati in laboratorio chimico per l’analisi. Personalmente ne ho montati e programmati una decina e da 18 mesi a questa parte nessuna manutenzione programmata è stata effettuata sulle macchine da me montate. In considerazione della continua diversità della conducibilità elettrica del refluo proveniente dalla zona industriale, queste macchine hanno bisogno continuamente un controllo manutentivo poiché può accadere che i volumi programmati non vengano rispettati dalla macchina e quindi potremmo avere bottiglie vuote o versamenti incontrollate del refluo . Il corretto campionamento è essenziale per sapere cosa le aziende versano nel collettore IAS. Spesso è infatti capitato che i tubi in silicone di cui è fornito il campionatore nonostante fossero nuovi (costruiti per resistere a qualsiasi tipo di sostanza), sono stati trovati spappolati, sbriciolati da composti acidi di grande intensità (PH1) . Assolutamente non abbattuti nel depuratore e quindi inevitabilmente versati in mare. Sarebbe interessante controllare cosa campionano queste macchine e con quale frequenza.

 

2c)  LO STOCCAGGIO DEI FANGHI

Sarebbe interessante anche analizzare le acque della riserva naturalistica delle Saline di Priolo, dove centinaia  di uccelli di passo vanno a sostare .Tale riserva infatti è attigua  alle vasche di discarica fanghi del depuratore. In tali vasche sono concentrate migliaia di tonnellate di pericolosi fanghi, dopo che a qualcuno venne l’infelice idea di smaltire i fanghi di fine lavorazione concentrandoli in vasche appositamente costruite allo scopo. Dopo averne riempite due , la terza vasca è stata bloccata dall’intervento della Magistratura. Questi due enormi conglobati di veleni sono stati circoscritti da una quarantina di pompe sommerse che, secondo il responsabile lavori del tempo, dovevano evitare che il percolato delle vasche andasse a finire nel terreno circostante e quindi nelle falde acquifere limitrofe. Tali pompe , non adatte all’elevata corrosività del percolato, sono spesso bloccate, guaste, non manutenzionate con regolarità.

Quelle attualmente funzionanti sono meno di un terzo.

Il depuratore nelle sue primarie funzioni ha quello di separare in un trend crescente le sostanze solide, il particolato grosso, ed il particolato sospeso nell’acqua dall’acqua stessa. Quindi si passa dalle griglie a maglia larga a quelle a maglia sempre più stretta, sino ad arrivare in vasche particolari dove il lento movimento di grandi braccia meccaniche provoca la separazione del liquido dalle particelle solide. Aiutato in questa fase da sostanze chimiche (polielettroliti), che determinano la flocculazione (precipitazione) del particolato sospeso. La precipitazione delle micro particelle solide in fiocchi gelatinosi determina , nel fondo della vasca, un ispessimento della massa delle particelle precipitate. Tale accumulo depositato sul fondo della vasca deve assolutamente essere rimossa, altrimenti la vasca perde la sua funzione e rimane solo un ammasso di fanghiglia a cielo aperto, inficiando le funzioni successive (depurazione biologica). La non corretta manutenzione di tali vasche è possibile visionarla direttamente nel depuratore.

2d)  IL PROCESSO BIOLOGICO  DI  DEPURAZIONE

Un impianto di depurazione biologico deve avere la possibilità di operare con microrganismi, batteri , protozoi ed in genere la microfauna che consentono di abbattere la componente biologica del refluo(nutrendosi di essa) ed in parte la componente industriale. I parametri chimici essenziali a garantire la sopravvivenza dei microorganismi sono: PH – Ossigeno – Temperatura.

Questi microrganismi operano solo su fasce ben precise di PH , di Ossigeno disciolto nell’acqua e di temperatura al di sopra e al di sotto di valori ben precisi si disattivano. Attualmente il controllo automatico delle pompe dedicate al versamento di acido solforico nelle vasche d’equalizzazione non viene gestito dalla sala controllo poiché il segnale del valore del PH dello strumento in campo non viene trasferito al computer della sala controllo. L’acido solforico è correlato strettamente all’automatismo del software, poiché l’eccesso determina un inquinamento del mare ed un valore basso non fa lavorare i fanghi biologici. Il dosaggio dell’acido avviene in modo empirico, manualmente.  I controlli di livello dell’ossigeno nelle vasche d’ossidazione è affidata a strumentazione (gli ossimetri) che è ferma da anni e non funzionante. La delicata combine tra quantità d’ossigeno disciolta in acqua, PH , temperatura e attività depurativa della microfauna , nei fanghi biologici non è assolutamente rispettata poiché non funzionante la strumentazione che regola tali parametri.  Il processo biologico di depurazione semplicemente non esiste. Sarebbe interessante l’analisi della microfauna in vasca ossidazione D12 –

2e) SCARSA  COMPETENZA NEI FUNZIONARI DELL’IMPIANTO

E come tutte le cose incredibili, la realtà supera la fantasia . La Direzione Lavori non è neanche in grado di conoscere gli esatti volumi dei reflui in ingresso impianto . Non sono in grado neanche di sapere cosa devono esattamente fatturare ai Comuni e alle Aziende che scaricano nel collettore del depuratore. Il Canale Venturi , in ingresso impianto , è il collettore dove tutti i reflui provenienti da tutte le stazioni di rilancio vengono incanalati per passare poi ai vari reparti di depurazione. Il Canale Venturi è come il letto di un fiume con dimensioni precise. Conoscere la portata di questo fiume di liquami comporta avere un minimo di conoscenza in idraulica e matematica. Poi naturalmente esiste un sensore ad ultrasuoni che elettronicamente ne determina i volumi nell’unità di tempo. Prima del mio intervento di calcolo la fatturazione era forfettaria su uno storico ricorrente. Una prima manutenzione di tale sensore risale ad un anno addietro. Dopo tale data , nonostante i miei suggerimenti di effettuare manutenzioni cicliche niente è stato fatto. Un paio di mesi fa con l’insorgere del caldo la macchina dava segni d’irregolarità nella misura. Analizzato il problema, strettamente legato alla temperatura poiché si presentava nelle ore più calde del giorno niente è stato fatto per provvedere ad ordinare le schede elettroniche poste sulla testata del sensore ultrasonico. Anche in questo caso dettagliata relazione spiega ogni cosa . Stessa cosa riguarda il misuratore di portata posto alla Esso. Da più di un anno non è mai stato manutenzionato correttamente.

Sarebbe interessante capire in base a quali criteri realizzano i volumi da fatturare alle Aziende e ai Comuni che scaricano nel collettore IAS.

L’elenco è lungo e vario, ma basta già questo per capire che così com’è adesso l’impianto è un enorme concentratore di veleni che scarica in mare , in aria e nel sottosuolo la maggior parte degli inquinanti industriali in ingresso. Ciò avviene poiché non è operativo nella stragrande maggioranza delle sue funzioni. Ma fa più rabbia il fatto che hanno in mano la salute di centinai di migliaia di cittadini residenti nel comprensorio e la loro unica preoccupazione sono i giochi di potere all’interno dell’impianto. Impianto che da anni oramai ha cessato di vivere dal punto di vista della manutenzione e quindi della depurazione. Impianto gestito solo per soddisfare le ambizioni politiche e pecuniarie di questo o quel notabile di turno senza preoccuparsi del devastante disastro ambientale che provocano.

  • BREVI NOTE PERSONALI

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L’autore di questo dossier è Giuseppe De Santis

Perito in chimica industriale

Specialista in strumentazione elettronica industriale

Progettista in elettronica di potenza

Titolare della Ecotecnologie , ditta individuale specializzata nella progettazione e produzione di macchine che operano con generatori ecocompatibili (fotovoltaici , eolici, celle a combustibile) e che dialogano con la rete Enel.

Titolare di tre brevetti presentati alla CCIA di Caltanissetta Maggio/2001 – Settembre /2005. In particolare il “Riutilizzatore Elettronico di Energie Ecocompatibili” gestisce ogni forma di energia rinnovabile dialogando con la rete qualora il generatore ecocompatibile produce meno energia di ciò che consuma l’utenza.

 

Giuseppe De Santis